Regular John (Part Three)

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:03 pm

0

Q: Ci sono i vinti e i perdenti; i primi almeno ci hanno provato, gli altri invece...
...
Gli altri invece mi fanno solo incazzare.

J: Perché, che cosa ti hanno fatto?

Q: ...

J: Ma si, lasciamo perdere. Oggi non ho voglia di discutere. Vorrei solo e tanto poter tornare indietro: mi sento di avere i giorni contati. E tu?

Q: ...e io?
...
Io non avrò mai i giorni contati. I miei corrono via troppo veloci e non riesco a tenerne il conto, se ne vanno frame dopo frame e non si fanno beccare neanche all’arrivo. Te l’ho detto di non chiedermi di vivere pensando al passato: il mio sembra non essere mai stato concepito; è un presente che si riavvolge a una bobina. Invidio chi, come te, lo vede starsene là immobile come una statua... il mio invece corre, scorre e smette col discorrere. Non fa male, ma ha i suoi effetti collaterali li ha: ogni tanto ti perdi e ti senti un po’ solo.

J: ...
Me lo descrivi un perdente?

Q: Un perdente? Per me è uno che si reca dal concessionario dopo aver venduto l’anima per una macchina di lusso, pensando che così riuscirà a conquistare un’altra donna e una vita meno in ritardo. È uno che mette in moto la sua nuova auto al tramonto, quando la luna comincia a farsi spazio fra ciò che rimane della luce. Ubriaco, gridando, finge di investire le persone che lo incrociano. È uno che ha venduto l’amore della sua vita per un affitto più alto. Sembra che il tanto che fa, sia direttamente proporzionale alla solitudine che sempre più lo avvolge. È uno che dopo la sbronza vivrà al futuro di un giorno che presto dimenticherà.

J: ...

Orchi e Streghe sono soli

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:30 pm

0

Ciao Principessa, o occhibelli, (è così che ha preso a chiamarti Ma’, vero?), non dirmi che già ti chiedi il perché di questa lettera? Non prendere troppo da me, ti prego, e soprattutto non preoccuparti: è solo l’ennesimo modo per chiederti scusa…

Scusa di non essere mai stato pronto ad essere padre, ma esserlo semplicemente diventato, dieci giorni fa. E’ proprio vero che certe cose non possono essere controllate, succedono e basta. Scusa, perché mi rendo conto che ciò che sto per dirti avresti dovuto saperlo già da tempo, ancor prima di nascere, e chissà che oggi non sia ormai già troppo tardi. Lo avrei anche fatto, ma purtroppo quando provo a parlarti, tu così piccola e io ancora così fragile, non faccio altro che formulare frasi intercalate da migliaia di ngh, mbe, jam e tutu tutu. E mi chiedo che cosa tu ne possa capire! Sei stella cometa, in soli dieci giorni di vita hai infiammato la nostra con la tua polvere di stelle, quella che un giorno imparerai ad usare per fare sparire e apparire i tuoi compagni dell’asilo.

Scusa per i troppi silenzi, mi fai perdere parole, verbo e paura di vivere. La perdo nei tuoi occhi, nel tuo modo di fare e nelle grida di “a quel paese” che lanci a tutto il mondo quando sei nervosa. I silenzi sono il mio modo di esprimerti la pace che trasmetti nel nutrirti dal seno di tua madre, con soddisfazione, e quando ti rilassi fra le sue braccia, che mi sembra sempre troppo difficile capire dove lei finisca e tu abbia inizio.

Scusa per averti concepita in questo mondo duro e che non ti merita. Un mondo di guerra, e se mai dovessi chiederti cosa sia: immagina i pugni con cui colpisci il seggiolone, che usi per sfogare la tua rabbia, la tua frustrazione, immaginali grandi, grandi e grandi, e colpire tutto ciò che ti sta intorno.

Scusa se ti sentirai diversa perché non ho voluto darti una religione, ma sono sicuro che il tuo credo lo troverai da te, quando vorrai, così come lo abbiamo trovato io e ma’, nei tuoi occhi. Non esistono né Dio né Dei, a parte quelli della guerra e tu, la guerra, non farla. Non aver paura dell’odio, impara piuttosto a deriderlo, non aver paura dei giudizi, pensali come un grottesco contentino che dovrai dare all’ignoranza di chi ti circonda. Impara la violenza e non temerla, paragonala ad un piatto di spinaci e stanne a digiuno proprio come faresti se Ma’ te li presentasse a tavola.

Mentre ti tenevo in braccio, poco fa, dopo che ci hai svegliato di nuovo nel cuore della notte, ci siamo guardati e tu hai preso a riaddormentarti piano-piano, ti guardavo mentre aprivi appena gli occhi ogni tanto, per assicurarti che fossi sempre con te. Eri così grande e piccola. Non ho potuto fare a meno di pensare quanto tutto sia così incontrollabile. Le circostanze in cui sei nata, i gesti che inconsciamente scegli di fare, l’arbitraria attribuzione dei colori dei tuoi capelli, i miei, e dei tuoi occhi, quelli di Ma’. Mi sono chiesto fino a che punto sarei riuscito a lottare per ritagliarmi un ruolo importante nella tua crescita ed evoluzione, annullando quanto più possibile l’incerta casualità dell’universo e mi sono reso conto che solo quando leggerai questa lettera sapremo trarne un paio di conti e invece di spaventarmi, mi sono tranquillizzato vedendoti aprire gli occhi e sorridermi improvvisamente per la prima volta e poi addormentarti ancora.

Scusami, perché poco fa ho deciso di amarti e proteggerti sopra ogni cosa: per sempre. Credevo di riuscire a non commettere quelli che ho considerato gli errori di nonna e nonno, di lasciarti spazio per fare i tuoi errori e le tue esperienze, non essere troppo geloso, ma vedendoti sorridere la prima volta, non sono riuscito a non far morire me stesso e rinascere in te. E’ la tua vita, principessa, qualunque cosa tu voglia farne, sarò sempre lì (proverò stando in disparte) a fare in modo che non dovrai mai pagarne conseguenze negative. Ti amo Greta.

per sempre tuo,

Pà’

Frequent Flyer

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:32 pm

0

http://storie.perfiducia.com/user/flean

Greta entra in casa facendosi piccola piccola, cerca di passare dalla finestra rotta senza ferirsi. Flean ha aperto gli occhi. E' steso a terra e guarda il soffitto quasi grigio dei troppi anni in cui non ha trovato la pazienza di dare una mano di bianco. – Flean! -, Greta si fa vicina e inginocchiandosi gli prende la testa fra le mani. L’appoggia piano sulle sue gambe: - Che cosa succede, chi ti ha ridotto in questo stato? -. Mentre parla, col palmo di una mano gli sfiora la pelle livida e Flean nel frattempo scava dentro sé un filo di voce con cui rispondere: - Mi aiuteresti a fare le valige? Sto pensando di andarmene, ma ho bisogno di una mano… Una di quelle dolci che usi per accarezzarmi. Devo impacchettare ancora poche cose, mentre finisco di rubare ancora un briciolo del tuo tempo, sono foto di te. -, Greta lo guarda nel blur di lacrime che le riempiono gli occhi e che veloci lente prendono a scivolare sul viso. – E dove credi di andartene ancora? -, la voce singhiozza. Flean serra le palpebre, cancella la luce e si abbandona al buio. – Mi piacerebbe saperti rispondere, raccontarti la nostra storia dalla fine, ma lo sai che con te ho sempre e solo recitato la parte del codardo e del bugiardo, e non faccio altro che concentrarmi sui lividi lasciati dalle tue porte chiuse in faccia. –. I due si guardano di nuovo, ora in un silenzio infinito. Uno di quelli che vorresti durassero una vita intera, perché il male di non trovare le parole giuste affoga in quel nulla in cui i due corpi continuano imperterriti ad alitarsi in faccia e trasmettere lo scorrere del sangue, l’uno al tatto dell’altro. Greta gli piange uno “scusa” di platino sulle labbra e lo bacia. Flean trattiene l’ultimo briciolo di vita per sussurrarle ancora: - Sono io che ti chiedo il perdono. Sono un codardo perché non ho mai avuto il coraggio di farmi conoscere per quello che sono, e trovo che affermare questo sia la cosa più coraggiosa che io abbia mai potuto fare nella vita. Sono un bugiardo perché non ti ho mai lasciato per colpa tua, ma solo a causa della mia testa di cazzo. Ho passato le ultime due settimane a uccidermi in una lotta fra coscienza e istinto, ho cercato di convincere me stesso di poter scegliere chi essere nella vita, una volta per tutte, e non sono riuscito a fare altro che ottenere la conferma di quanto tutto sia invece ineluttabilmente impossibile. Poi sei arrivata tu e la cosa che ho capito nell’istante successivo è che era esattamente me stesso che avrei dovuto essere, e soprattutto che avrei voluto spendere il resto della mia vita solo con te, nel bel mezzo delle nostre conversazione, in un letto appena svegli dopo una notte passata a far l’amore. -, Greta gli sorride, - Questa è la bella notizia. Quella brutta invece è che non so come fare a realizzarlo perché sento di lasciare questo mondo per sempre. Sto per perdermi là fuori, da solo. E’ un mondo enorme che mi aspetta ed è pieno di gente che non fa altro che non saper cogliere l’attimo… Perché costretti a viverlo lungo un eternità. Hai un profumo fantastico, di casa… E che… Che spero tanto mi accompagni per sempre… -

(...una fine mai scrittta)

Hand in Hand

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 5:00 pm

0

Cosa amo di me? Non lo so, ma so cosa non odio: le mie mani, per esempio. Perché non amore? Perché sarebbe piuttosto morboso, e non vado d'accordo con la morbosità. So quanto non potrei mai farne a meno e anche se ci pasticcio tanto, da sembrare che non lo dia poi così tanto a vedere, sono forse la cosa a cui tengo più nel mondo. Sarà per questo, poi, che loro odiano me. Come i figli coi propri genitori. Ma forse odiano soltanto i troppi caffè con cui rischiano sempre e malvolentieri di scottarsi, odiano l’odore acre delle sigarette e il graffiarsi sulle ruote zigrinate degli accendini. Odiano sudare su di un cambio, ma amano quando le faccio fendere nell’aria, odiano soffocare nei capelli, ma amano sistemarli e odiano incontrare il mio viso perché lo fanno soprattutto quando piango, ma amano reggerlo davanti ad un obiettivo perché pensano di sostenere il sorriso del mondo. Odiano potersi incontrare sempre più raramente con le altre mani, quelle degli altri e odiano non essere amate perché troppo normali. Amano saltellare sulla tastiera, veloci, sicure. Si divertono e sono orgogliose di se stesse, come fossero le mani di una famosa pianista. Amano spingere, toccare, cliccare. Amano puntare verso il cielo, involontariamente, a pochi passi dal naso, quando parlo. Amano sempre meno puntare verso gli altri, ma si rendono conto che a volte è proprio necessario. Le mie mani sono piene di desideri e convinzioni: dovresti vederle quando stringono i libri, dovresti vedere come li accarezzano; chissà cosa ci troveranno mai in tutta quella carta. Le mie mani sono scolpite dalla penna, perché hanno imparato a esserne un tutt’uno: cercano ogni giorno di dirmi che sono mani da scrittrice e io questo non riesco proprio a odiarlo.

I just don't know what to do

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 1:34 am

0

Non crederete mica mi faccia problemi ad ammettere quanto sono stronzo? Se è così vi avverto: avete sbagliato tutto sul mio conto. Ovviamente quando metto in contatto il sopracitato aggettivo e la mia persona, mi riferisco ad una in particolare delle tre grandi categorie di stronzi che popolano il nostro pianeta (non escludo poi che ognuna di queste presenti varianti o combinazioni plausibili e soprattutto infinite, ma tenderei a non complicare troppo le cose). A conti fatti noterete anche voi che si risale sempre e comunque a quei tre grandi gruppi:

1. Chi stronzo lo è (che va per la maggiore);
2. Chi lo stronzo lo fa perché per necessità;
3. Chi lo stronzo lo fa per piacere.

Volete che passi agli esempi pratici? Vediamo...

Convenite con me che nella prima categoria possiamo infilarci senza ombra di dubbio almeno l'80% della classe dirigente e/o quella arrancante nelle retrovie della politica italiana? Ovviamente tra quelli, come prima precisato, ci sono gli stronzi viziati dallo stipendio vomitevolmente troppo esoso, gli stronzi che non si rendono ancora conto che il mogano delle aule parlamentari dovrebbero sostituirlo con quello delle loro bare, gli stronzi che vivono, pensano e governano ogni giorno sempre e solo assecondando la loro patetica mente criminosa... Insomma, e così via.

Passiamo a chi lo fa per necessità? Vediamo...

Il Papa per esempio. E' tutta una farsa, cosa pensate? Secondo voi quel vecchiaccio se le pensa davvero la notte le cazzate che dice? Ma va... Lui è il classico stronzo per necessità, variante: lo richiede il suo ruolo. Lui deve apparire stronzo al mondo laico per tenersi strette le sue pecorelle smarrite e poi tramare in "santa pace" quanto e quando se le inculerebbe volentieri senza preservativo. Non ci avevate mai pensato?

Ma vieniamo alla categoria migliore, nonché quella di cui faccio parte. Gli stronzi per piacere, che poi si suddividono a loro volta con quelli che lo fanno per piacere agli altri o quelli che lo fanno per piacere personale e quest'ultimi ancora per il piacere personale che provano nell'offendere gli altri o il piacere personale nel sentirsi a loro modo diversi dagli altri.

Un'identikit preciso del mondo di cui faccio parte non ve lo do, tanto lo si sa già. Quello che mi premeva trasmettere con questo sproloquio era il dare addito alla gente che in fondo pensa agli stronzi come i deboli della società, gli impediti, gli inetti, i vinti... Dare addito a questa gente di confermare ancora una volta le proprie teorie. Perché hanno la ragione dalla loro: io, in quanto stronzo, sono un vinto. Sono un parassita della società, ma c'è una cosa che sfugge a tutta questa brava gente: non capire che alla fine a spuntarla non sono mai loro...

Elvis

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 1:20 pm

0

Lazio: sorti Pdl. Legittimo impedimento. Terremoto, maremoto, tsunami, sukami? Georg Ratzinger: “ragazzi picchiati, a volte anche da me”. -21 gradi in Piemonte. Peres, Biden. Coppia a distanza. La “cricca” resta in carcere. In Iraq: “per me le etnie non contano”. Le frequenze del basso vibrano all’altezza dell’uccello. Non ho parole. Ci guardano, non ho parole. Fermo, fisso, immobile, stabile, saldo, statico, in equilibrio costante e inalterato. E’ una scossa d’adrenalina che ti tiene fermo, fisso, immobile, stabile, saldo, statico, in equilibrio costante e inalterato. Cazzo lungo, cazzo corto. Gonzo, romantico o da soffocare. Sveglia alle 7:01, splash nell’acqua alle 7:05, nudo davanti allo specchio alle 7:07. Cazzo lungo, cazzo corto. Gonzo, romantico o da soffocare. Colazione da Tiffany, solo perché lo prende anche in culo. Lazio. Piemonte. L e g i t t i m o i m p e d i m e n t o. Picchio i ragazzi, sevizio i ragazzi: Tiffany, portami la colazione e abbassati i pantaloni. Non ho parole. Peres fa il bidè, dopo che avrebbe potuto cagare una frase che suona più o meno così: “per me le etnie non contano”. Siete tutti da affogare nel gas fermi, fissi, immobili, stabili, saldi, statici, in equilibrio costante e inalterato - apri gli occhi - e poi mandarvi a fuoco. Apri quei maledetti occhietti del cazzo lungo, cazzo corto. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere.

My love is bold

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:56 pm

0

Oggi mi va di assecondare il trend del cazzo di moda tra i blogger, quelli più e meno seguiti del mondo: vomitare in faccia a chi legge un curriculum vitae sul mio privato. Ci si sente in bisogno di rompere i coglioni e fottere qualche riga di più allo spazietto che ogni provider ci dedica sotto il nickname. Per quanto mi stia sul cazzo questo lato di me, ho deciso di non poterne fare a meno. Sono curioso di vedere come mi presento nero su bianco, ma soprattutto di tradire le aspettative di chi ha sempre creduto di conoscermi o più semplicemente chi vorrebbe farlo.

Parto dal presupposto che chi sono oggi, difficilmente sarò domani e questo basato sul fatto che chi sono oggi, non sono mai stato. Bella presenza (compresi i difetti fisionomici, per esempio il profilo del viso imperfetto), ottimo amatore e logorroico quanto basta. Mi destreggio fa massime da saggio, alle quali ovviamente non credo fino in fondo, ma che suonano comunque bene. Parlo agli altri in un linguaggio indecifrabile e mi atteggio come se fosse normale capirmi: mi piace la faccia da cazzo che fanno quando invece non assimilano e si sentono a disagio nel farmelo notare, mi piace quando danno libere interpretazioni su quello che dico e godo nel poter chiedere “mi stai mettendo in bocca parole che non ho detto?”. Ero un ragazzo in perenne cerca di figa, ora sono innamorato di tutte le donne almeno quanto ne amo una sola. Sogno una collezione di ragazze che superi quella dei Beatles, Ac/Dc e Bob Dylan (le più complete della mia credenza). Un sogno, nemmeno uno di quelli che voglio che si avverino a breve. In fondo mi sta bene anche così. Sono, sono decisamente, sono ineluttabilmente attratto dalla vita. Sono volgarmente attratto dalla mia vita, e mi piace parlarne in modo volgare. Sono volgare, scurrile e in crociata permanente contro la fede, il credo, dio e tutte quelle puttanate lì. In primis, perché per tanta, troppa, gente è un offesa così facile! Secondo, perché non ci credo veramente e qualora un dio esistesse davvero, mi adopererò tutta la vita a fargli girare talmente tanto i coglioni da dimenticarsi di me.

Sono una contraddizione che cammina su tre gambe, la sinistra, la destra e il mio cazzo. Un giorno la pensò così e non mi vergogno di sputtanare tutta la teoria in quello dopo. Chi fa le paternali sulla coerenza, lo considero un perdente. Non oso immaginare la mia vita rinchiusa entro mura concettuali alzate da me stesso, e con le regole della società civile ci vado ancora meno d’accordo. Mi piacciono le auto belle, nuove e scattanti. Non sputo sui soldi, non trovo sbagliato vantarsene quando si hanno: l’unica cosa che non si deve mai fare è cercare di offrirmi la cena, se proprio devi sempre e solo da bere. Non ho paura di averne pochi di soldi, e non mi sono mai sbattuto più di tanto per averne tanti. Penso di avere ancora tanto tempo davanti per far chiarezza su questo punto. Ancora per un po’ guadagnerò più del 50% dei miei coatenei, domani chissà: il concetto è “non me ne frega un cazzo”. So scrivere a istinto e faccio continui errori grammaticali e/o stilistici, sono uno di quelli che salva senza rileggere e si accorge, a volte troppo tardi, che avrebbe potuto fare meglio. E’ così che mi piace, così come la maggior parte delle scelte fatte nella vita ultimamente. So di stare sul cazzo a tanta gente, lo faccio a posta e se fosse il contrario ci rimarrei male, ma so anche di essere amato da tanta gente e a loro, solo a chi mi ama, mostro anche la parte migliore di me che è… beh, amami e ne riparliamo.

Fuck you

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:37 pm

0

Scrivere me lo sono propinato come stile di vita, saper scrivere invece è un dono - il mio pedestre. Pensare a cosa scrivere è forza di volontà, trovare un tema su cui scrivere è...

F U C K

...oggi non so proprio risponderti, di sicuro so cosa non è: facile. Non scrivere, anche in giorni come oggi è un imperativo da dimenticare.

porcodiolamadonnaincolonnaetuttisantichefanlafilaperincularsela. Preghiera fatta, ora dammi la forza Ken, dammi la forza per mandarti a fanculo schriftlich e decentemente.

"Oh, and it'd be nice if I could fellate myself while farting the White album, but I haven't quite mastered that yet."