Orchi e Streghe sono soli

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:30 pm

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Ciao Principessa, o occhibelli, (è così che ha preso a chiamarti Ma’, vero?), non dirmi che già ti chiedi il perché di questa lettera? Non prendere troppo da me, ti prego, e soprattutto non preoccuparti: è solo l’ennesimo modo per chiederti scusa…

Scusa di non essere mai stato pronto ad essere padre, ma esserlo semplicemente diventato, dieci giorni fa. E’ proprio vero che certe cose non possono essere controllate, succedono e basta. Scusa, perché mi rendo conto che ciò che sto per dirti avresti dovuto saperlo già da tempo, ancor prima di nascere, e chissà che oggi non sia ormai già troppo tardi. Lo avrei anche fatto, ma purtroppo quando provo a parlarti, tu così piccola e io ancora così fragile, non faccio altro che formulare frasi intercalate da migliaia di ngh, mbe, jam e tutu tutu. E mi chiedo che cosa tu ne possa capire! Sei stella cometa, in soli dieci giorni di vita hai infiammato la nostra con la tua polvere di stelle, quella che un giorno imparerai ad usare per fare sparire e apparire i tuoi compagni dell’asilo.

Scusa per i troppi silenzi, mi fai perdere parole, verbo e paura di vivere. La perdo nei tuoi occhi, nel tuo modo di fare e nelle grida di “a quel paese” che lanci a tutto il mondo quando sei nervosa. I silenzi sono il mio modo di esprimerti la pace che trasmetti nel nutrirti dal seno di tua madre, con soddisfazione, e quando ti rilassi fra le sue braccia, che mi sembra sempre troppo difficile capire dove lei finisca e tu abbia inizio.

Scusa per averti concepita in questo mondo duro e che non ti merita. Un mondo di guerra, e se mai dovessi chiederti cosa sia: immagina i pugni con cui colpisci il seggiolone, che usi per sfogare la tua rabbia, la tua frustrazione, immaginali grandi, grandi e grandi, e colpire tutto ciò che ti sta intorno.

Scusa se ti sentirai diversa perché non ho voluto darti una religione, ma sono sicuro che il tuo credo lo troverai da te, quando vorrai, così come lo abbiamo trovato io e ma’, nei tuoi occhi. Non esistono né Dio né Dei, a parte quelli della guerra e tu, la guerra, non farla. Non aver paura dell’odio, impara piuttosto a deriderlo, non aver paura dei giudizi, pensali come un grottesco contentino che dovrai dare all’ignoranza di chi ti circonda. Impara la violenza e non temerla, paragonala ad un piatto di spinaci e stanne a digiuno proprio come faresti se Ma’ te li presentasse a tavola.

Mentre ti tenevo in braccio, poco fa, dopo che ci hai svegliato di nuovo nel cuore della notte, ci siamo guardati e tu hai preso a riaddormentarti piano-piano, ti guardavo mentre aprivi appena gli occhi ogni tanto, per assicurarti che fossi sempre con te. Eri così grande e piccola. Non ho potuto fare a meno di pensare quanto tutto sia così incontrollabile. Le circostanze in cui sei nata, i gesti che inconsciamente scegli di fare, l’arbitraria attribuzione dei colori dei tuoi capelli, i miei, e dei tuoi occhi, quelli di Ma’. Mi sono chiesto fino a che punto sarei riuscito a lottare per ritagliarmi un ruolo importante nella tua crescita ed evoluzione, annullando quanto più possibile l’incerta casualità dell’universo e mi sono reso conto che solo quando leggerai questa lettera sapremo trarne un paio di conti e invece di spaventarmi, mi sono tranquillizzato vedendoti aprire gli occhi e sorridermi improvvisamente per la prima volta e poi addormentarti ancora.

Scusami, perché poco fa ho deciso di amarti e proteggerti sopra ogni cosa: per sempre. Credevo di riuscire a non commettere quelli che ho considerato gli errori di nonna e nonno, di lasciarti spazio per fare i tuoi errori e le tue esperienze, non essere troppo geloso, ma vedendoti sorridere la prima volta, non sono riuscito a non far morire me stesso e rinascere in te. E’ la tua vita, principessa, qualunque cosa tu voglia farne, sarò sempre lì (proverò stando in disparte) a fare in modo che non dovrai mai pagarne conseguenze negative. Ti amo Greta.

per sempre tuo,

Pà’

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