Stoning Rolls

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:37 pm

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Quando ero piccolo, ho violentato un prete.

Der Grosse Boskop - Midtown First Slice

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 2:47 am

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(...scusa l´interruzione)

Dal secondo successivo a quello in cui Mr.Weekio svaní chiudendosi la porta alle sue spalle ho cominciato a sentirmi a casa. Pochi passi mi dividevano dalla finestra della camera d´albergo. Serrande chiuse. Non restava che aprirle e vincere la paura di sapere cosa c´era lá fuori. Era proprio lei, Zoo York.

Tra gli elementi del quadro racchiuso in quella cornice d´alluminio sporco, l´Empirestateoflove occupava l´angolo in alto a sinistra. Ho cominciato a sbottonare la camicia e a slacciare la cintura. Fissavo l´impero. Ho sfilato via i pantaloni, via anche i calzini. L´impero mi fissava. Mi son tolto le mutande ed ero pronto per la doccia. L´impero non era l´unico ad avere gli occhi puntati sul mio uccello: una donnona formato Zeppelin mi sbranava con gli occhi come fossi il doppio cheesburger che si era fottuta a colazione.

- Cristo.

Ho richiuso le serrande della veneziana e mi sono schiantato sotto la doccia nella speranza di riuscire a farmi una sega, ma l´idilliaca visione della balena brufolosa che mi leccava del ketchup via dalle chiappe non mi era per niente d´aiuto. Niente alza bandiera e come se non bastasse... alla prima sorsata di acqua presa diretta dal bocchettone della doccia, mi sono reso conto del terrore che mi avrebbe accompagnato per tutta la permanenza newyorkese: l´acqua sa di dentifricio, di fluoro, insomma... Fa cagare. Ma la pelle si asciuga in fretta e questo mi ha dato da pensare. E focalizzare l´attenzione non piú sulla cicciona sommato al ricevere l´aiuto di un cartello pubblicitario della Verizon, con uno schianto di donna che fa diventare la promoter di Alice un´aspirante fotomodella per tagli di capelli, ha dato una mano al Jim che mi porto in mezzo alle gambe, per la precisione gli diede la mia mano destra.

(continua...)

Der Grosse Boskop - ...to Hotel

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 4:37 pm

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- Porco Cristo! Allora esiste veramente...

E' stato l'unico pensiero, conciso e blasfemo, che sono riuscito a srotolare alla fine del Lincoln tunnel. Sotto quei falli giganti, nemmeno troppo simili a grattacieli. Guido il Cino, nonostante non avesse capito, sembrava essersela presa a male e si era messo a guardarmi di storto, continuando a dare Gas. - Ehm... What about the street, sir? -. Si gira a leggere uno dei cartelli e mi risponde: - Ie-eh, is foltitu stlii, iu go tiltiua stlii. De is-tam. - (Yes o Yeah, It's the fortysecond street but you're going to the thirtyfirst street. There's still time to go).

Definire quello di New York City "traffico", è una barzelletta, e nemmeno una delle più divertenti. L'ultima volta volta che avevo visto samfinlaikit, fu dallo sfasciacarrozze a cui ho consegnato la punto che avevo distrutto in un incidente. Anche lì le auto si muovevano, ma da una pila di cataste all'altra. Un'orgia: la prima che non mi ha fatto impennare l'uccello, sarà stata la ferraglia o il frastuono dei motori. E fu subito Korean Street, poi Times Square: un compagno di viaggio inglese, un Lord stando all'attitudine, imbottigliati nella Piazza del Tempo si rivolge a Cino il Guido:

- Mi scusi, Sir. Questa è una zona consigliata per uscire la sera? La si può prendere come punto di riferimento o siamo fuori dall'ubicazione delle principali attrazioni? - (ovviamente il Lord lo disse in cockney) e il Cino: - Uo? Ia go eveliuea, Ni-io sbii. No pleis ol seim. Uarn nigga e poltolica, lest ok. Com 中国taun, seif -, lasciando me e il Lord piuttosto perplessi. Davanti l'Hotel, ripensando alla frase, ho buttato giù una traduzione approssimata che aveva a che fare con neri in politica, probabilmente Obama e strane formule chimiche. Mi cagavo sotto, credevo che il cino stesse pianificando un attentato al presidente. Non fatene troppo fede, ripensadoci suonava più così: What? You can go everywhere, New York is big. Every place is different from the other. Pay attention to the black people and the portirican, the rest is fine. Come to China Town, there it's safe. Bene. Varcata la soglia dell'Hotel eccomi assediato da 8 portoricani che si picchiano per decidere chi prendera la mia valigia e il fratello gemello del tipo dell'aereoporto alla reception.

- I'd like a room, please.
- Did you book the room?
- Yes, online.
- When?
- Ehm. I give you the papers, there must be all there.
- You said you booked online, then why you give me papers?
- It's just a receipt, Sir. Of what I've booked, Sir.
- You don't need a receipt if you book online. It's a waste of time and papers.
- I'm terrible sorry, Sir. Didn't want to upset you.
- Alright, alright. Give me the papers, but tonight spend a word with Jesus about holy mother natur that you let down.
- Yes, Sir. I'll talk to Jeeez.

Insomma, il fratello di Black Skyscraper era sotto-sotto un'attivista bigotto di Green Peace. Arrivato in camera ho sganciato i primi 5$ al portoricano vincente e un'altro personaggio era comparso alla porta. Ancora adesso lo chiamo Weekio Allen (era uguale al regista, solo con una decina d'anni in più e portati peggio di come li porterebbe l'originale) e mi fa: - Where are you from? -. E figuriamoci se non mi andava a fare l'unica fottuta domanda a cui ho sempre seri problemi a rispondere, ho subito pensato. Che dico? Berlino, Germania, Italia, Torino... - I come from Berlin, but I'm Italian. -. Funzionerà?

- Pick up one of the two, I can't talk esperando...
- German?
- Hallo, Sie haben die Karte vergessen. Viel spass in New York.
- Uaddafaaaaa.

(Midtown - coming soon...)

Der Grosse Boskop - From Airport...

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 11:07 am

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Prepararsi ad un viaggio non è facile. Prepararsi ad un viaggio oltre oceano è ancora più difficile. Prepararsi ad un viaggio verso New York è una cazzata: ampia valigia e giusto un paio di mutande/calzini di ricambio, una maglietta e un pullover... Che altro? Tanto allenamento a rinforzare i muscoli del collo, se non vuoi beccarti il torci il secondo successivo essere atterrato.

Così ho fatto. 

A Manhattan non fai altro che camminare con la testa allinsù, così é, quanta merda sotto le scarpe... Avrò spalmato via tre quintali di fortuna puzzolente in due settimane. Il primo incontro ravvicinato con un grattacielo è stato all'aereoporto di Newark (New Jersey). Si chiamava Jim, era nero, alto 2 metri e pesava 800 kili. Per indicarmi il piazzale degli shuttle verso gli hotel ha alzato un braccio formato gru, spostando libre infinite di ossigeno e rimpiazzandole con un tanfo che ha peggiorato notevolmente la sensazione sconfortevole del jet lag, e mi ha reppato un "enjoy" alla Notorious B.I.G.

Welcome in der grosse Boskop.

Posato il culo sullo Shuttle, ho fissato lo sguardo sulla prua. Direzione NYC, il cielo grigio e l'afa. Autostrada con ferite grosse, le auto rimbalzavano - i playoffs dell'NBA li si stavano giocando in mezzo a quel traffico -. Quando distoglievo lo sguardo dai grattacieli lo fissavo sulle ruote che mi stavano intorno, convinto che una di quelle si sarebbe staccata presto e avesse fatto canestro nella cabina di un casello, rimbalzando prima contro un cartello direzionale. Lincoln tunnel, e il cino che pilota lo shuttle da gas laddove si supplica di rallentare: soffre di caustrofobia, spiega, oh cristo, rispondo. Ed eccola lì, la luce in fondo al tunnel, che in effetti è più ombra che altro... Il sole ostenta e le nuvole hanno prurito. NYC at any time, e mi viene voglia di tanto Rock 'n' Roll.

(to be continued...)

Der grosse Boskop - Introduction

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:07 pm

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The big apple?
La grande mela?
Der grosse Apfel?

w H A T E v e r w o r k s f o r Y O U

...doesn't for me.

Da buon torinese denormalizzato berlinese e d'aspirazione eastvillaggiana, sarà:

"Der grosse Boskop"

Chi vuole intendere, lo faccia.
(coming soon...)

Survival

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:24 am

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Mi piacerebbe poter fare un quadro della situazione, ma sto cercando di smettere e devo dire che mi vien meglio di quando qualche mese fa sono tornato a casa con un pacco vuoto di cerotti dosa-nicotina. Ricordo fu un giorno raro, uno di quelli tutto all'insegna del cazzeggio. Ero partito presto la mattina, avevo ancora la vecchia punto color canna di fucile. Sveglio alle otto, mezz'ora dopo ero in sosta al benzinaro vicino casa fare il pieno di broda, sigarette, bottiglietta di whiskey e caffetakeaway. Appena salito di nuovo in macchina, senza nemmeno accorgermene mi ero già messo in viaggio senza meta, lasciandomi alle spalle dapprima Berlino Est e poi cominciando a fare il possibile per perdermi nell'ovest: opera non riuscita a causa del traffico; avevo finito la collezione di bestemmie e io senza denigrare qualche santo, imbottigliato, non ci so stare. Il caffé  corretto jackdaniels era finito nel frattempo e con se si era portato via le prime due o tre sigarette. Cercando di evitare le file infinite e infinitamente calme di auto, avevo preso una via che non so come mi consegnò direttamente all'A100 - richtung "laggiù oltre l'enclave". Quel giorno rifeci benzina a Frankfurter Oder, Cottbus, Dresden, Leipzig, Görlitz e somewhere else, che a differenza delle altre non è comprovabile dai ticket dei parcheggi a pagamento. Le sopracitate sono bene o male, tanto o quanto, più o meno, tutte vicine al confine con la polanchia. La prima cosa che mi chiesi fu: "che cosa ci  può fare un fumatore dalle parti dei vicini a basso costo?". A parte cercare figa, una di quelle pseudo russe che fino ai 25 non le batte nessuno e poi implodono nei loro chili di troppo, va a comprarsi un paio di stecche di sigarette, no? Peccato il portafoglio fosse scarico e il bancomat maleaccetto. Mentre ricontavo gli ultimi 3 euro e qualcosa davanti ad una farmacia, mi ricordai che qualche ora prima ero uscito di casa solo per comprare dei preservativi. Dopo essermi chiesto ancora che cazzo ci facessi allora a 500 kilometri da Berlino, mi posi l'ultima: "anche le farmacie saranno economiche da queste parti?" Entrai, mi guardai intorno. Offerta speciale: vuoi smettere di fumare? Tre ore dopo mi risvegliai sulla teufelberg con il braccio tappezzato di cerotti dosa-nicotina e  a prima cosa che feci fu cercare tra le cicche spente nel posacenere della punto qualcosa ancora commestibile per i miei polmoni...

(segue qualcosa scritto a mano sullo scontrino di una farmacia polacca)

Sto cercando un incipit. Abbiate fede,  che presto lo troverò. Ho donne, viaggi e berlino a tu per tu. Le prime mi guardano di sbieco perché non riesco a non fissar loro il seno. Il seno di una donna: le tette, le boobs, le bocce, le pere, le coppe, le bombe. L'antistress più funzionale mai inventato? Fanculo a chi le ama grandi quanto una latteria, mamma ha smesso di mandare a prendere il latte. Fanculo a chi le ama piccole, a meno che non si tratti di Luca, ch'era gay e che piano prova a "guarire". Ode a chi ama la normalità. Processo penale a chi se le rifà: piccole - grandi - normali. L'uomo si accontenta, ci mette un po' e alla fine si accontenta. L'uomo è programmato per accontentarsi e per non riuscire a distogliere lo sguardo davanti ad un paio di belle tette. Donne: compatite - non condannate. Che viaggi! Berlino? Berlino è stata per lungo tempo un cancro. Berlino è molle. A Berlino la vita è decisamente raggiungibile, accomodante, ma non va mai oltre un certo limite. A Berlino gli estremi diventano la norma e la norma non trova più sfogo. Oggi ho cercato disperatamente la norma, a Berlino non ci sono le colline. Ho preso l'auto. Ho corso. Dappertutto e in direzione montagna del diavolo, teufelberg: un cumulo di macerie divenuto forse l'unica altura. Adesso è buio, ho corso. Ho raggiunto la cima affannato. E' buio. Guardo in giù e vedo Berlino illuminata nel buio. Quant'è normale.

...era la prima volta che mi spingevo in alto col buio, come invece facevo spesso laggiù. Le luci della città hanno estirpato il cancro. Berlino continua a essere molle, ma almeno ora ne sono coscente. Ode a te, Torino... Oggi mi sei mancata molto meno. Ode a te. Dimmi, come stai?

Regular John (Part Three)

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:03 pm

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Q: Ci sono i vinti e i perdenti; i primi almeno ci hanno provato, gli altri invece...
...
Gli altri invece mi fanno solo incazzare.

J: Perché, che cosa ti hanno fatto?

Q: ...

J: Ma si, lasciamo perdere. Oggi non ho voglia di discutere. Vorrei solo e tanto poter tornare indietro: mi sento di avere i giorni contati. E tu?

Q: ...e io?
...
Io non avrò mai i giorni contati. I miei corrono via troppo veloci e non riesco a tenerne il conto, se ne vanno frame dopo frame e non si fanno beccare neanche all’arrivo. Te l’ho detto di non chiedermi di vivere pensando al passato: il mio sembra non essere mai stato concepito; è un presente che si riavvolge a una bobina. Invidio chi, come te, lo vede starsene là immobile come una statua... il mio invece corre, scorre e smette col discorrere. Non fa male, ma ha i suoi effetti collaterali li ha: ogni tanto ti perdi e ti senti un po’ solo.

J: ...
Me lo descrivi un perdente?

Q: Un perdente? Per me è uno che si reca dal concessionario dopo aver venduto l’anima per una macchina di lusso, pensando che così riuscirà a conquistare un’altra donna e una vita meno in ritardo. È uno che mette in moto la sua nuova auto al tramonto, quando la luna comincia a farsi spazio fra ciò che rimane della luce. Ubriaco, gridando, finge di investire le persone che lo incrociano. È uno che ha venduto l’amore della sua vita per un affitto più alto. Sembra che il tanto che fa, sia direttamente proporzionale alla solitudine che sempre più lo avvolge. È uno che dopo la sbronza vivrà al futuro di un giorno che presto dimenticherà.

J: ...

Orchi e Streghe sono soli

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:30 pm

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Ciao Principessa, o occhibelli, (è così che ha preso a chiamarti Ma’, vero?), non dirmi che già ti chiedi il perché di questa lettera? Non prendere troppo da me, ti prego, e soprattutto non preoccuparti: è solo l’ennesimo modo per chiederti scusa…

Scusa di non essere mai stato pronto ad essere padre, ma esserlo semplicemente diventato, dieci giorni fa. E’ proprio vero che certe cose non possono essere controllate, succedono e basta. Scusa, perché mi rendo conto che ciò che sto per dirti avresti dovuto saperlo già da tempo, ancor prima di nascere, e chissà che oggi non sia ormai già troppo tardi. Lo avrei anche fatto, ma purtroppo quando provo a parlarti, tu così piccola e io ancora così fragile, non faccio altro che formulare frasi intercalate da migliaia di ngh, mbe, jam e tutu tutu. E mi chiedo che cosa tu ne possa capire! Sei stella cometa, in soli dieci giorni di vita hai infiammato la nostra con la tua polvere di stelle, quella che un giorno imparerai ad usare per fare sparire e apparire i tuoi compagni dell’asilo.

Scusa per i troppi silenzi, mi fai perdere parole, verbo e paura di vivere. La perdo nei tuoi occhi, nel tuo modo di fare e nelle grida di “a quel paese” che lanci a tutto il mondo quando sei nervosa. I silenzi sono il mio modo di esprimerti la pace che trasmetti nel nutrirti dal seno di tua madre, con soddisfazione, e quando ti rilassi fra le sue braccia, che mi sembra sempre troppo difficile capire dove lei finisca e tu abbia inizio.

Scusa per averti concepita in questo mondo duro e che non ti merita. Un mondo di guerra, e se mai dovessi chiederti cosa sia: immagina i pugni con cui colpisci il seggiolone, che usi per sfogare la tua rabbia, la tua frustrazione, immaginali grandi, grandi e grandi, e colpire tutto ciò che ti sta intorno.

Scusa se ti sentirai diversa perché non ho voluto darti una religione, ma sono sicuro che il tuo credo lo troverai da te, quando vorrai, così come lo abbiamo trovato io e ma’, nei tuoi occhi. Non esistono né Dio né Dei, a parte quelli della guerra e tu, la guerra, non farla. Non aver paura dell’odio, impara piuttosto a deriderlo, non aver paura dei giudizi, pensali come un grottesco contentino che dovrai dare all’ignoranza di chi ti circonda. Impara la violenza e non temerla, paragonala ad un piatto di spinaci e stanne a digiuno proprio come faresti se Ma’ te li presentasse a tavola.

Mentre ti tenevo in braccio, poco fa, dopo che ci hai svegliato di nuovo nel cuore della notte, ci siamo guardati e tu hai preso a riaddormentarti piano-piano, ti guardavo mentre aprivi appena gli occhi ogni tanto, per assicurarti che fossi sempre con te. Eri così grande e piccola. Non ho potuto fare a meno di pensare quanto tutto sia così incontrollabile. Le circostanze in cui sei nata, i gesti che inconsciamente scegli di fare, l’arbitraria attribuzione dei colori dei tuoi capelli, i miei, e dei tuoi occhi, quelli di Ma’. Mi sono chiesto fino a che punto sarei riuscito a lottare per ritagliarmi un ruolo importante nella tua crescita ed evoluzione, annullando quanto più possibile l’incerta casualità dell’universo e mi sono reso conto che solo quando leggerai questa lettera sapremo trarne un paio di conti e invece di spaventarmi, mi sono tranquillizzato vedendoti aprire gli occhi e sorridermi improvvisamente per la prima volta e poi addormentarti ancora.

Scusami, perché poco fa ho deciso di amarti e proteggerti sopra ogni cosa: per sempre. Credevo di riuscire a non commettere quelli che ho considerato gli errori di nonna e nonno, di lasciarti spazio per fare i tuoi errori e le tue esperienze, non essere troppo geloso, ma vedendoti sorridere la prima volta, non sono riuscito a non far morire me stesso e rinascere in te. E’ la tua vita, principessa, qualunque cosa tu voglia farne, sarò sempre lì (proverò stando in disparte) a fare in modo che non dovrai mai pagarne conseguenze negative. Ti amo Greta.

per sempre tuo,

Pà’

Frequent Flyer

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 12:32 pm

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http://storie.perfiducia.com/user/flean

Greta entra in casa facendosi piccola piccola, cerca di passare dalla finestra rotta senza ferirsi. Flean ha aperto gli occhi. E' steso a terra e guarda il soffitto quasi grigio dei troppi anni in cui non ha trovato la pazienza di dare una mano di bianco. – Flean! -, Greta si fa vicina e inginocchiandosi gli prende la testa fra le mani. L’appoggia piano sulle sue gambe: - Che cosa succede, chi ti ha ridotto in questo stato? -. Mentre parla, col palmo di una mano gli sfiora la pelle livida e Flean nel frattempo scava dentro sé un filo di voce con cui rispondere: - Mi aiuteresti a fare le valige? Sto pensando di andarmene, ma ho bisogno di una mano… Una di quelle dolci che usi per accarezzarmi. Devo impacchettare ancora poche cose, mentre finisco di rubare ancora un briciolo del tuo tempo, sono foto di te. -, Greta lo guarda nel blur di lacrime che le riempiono gli occhi e che veloci lente prendono a scivolare sul viso. – E dove credi di andartene ancora? -, la voce singhiozza. Flean serra le palpebre, cancella la luce e si abbandona al buio. – Mi piacerebbe saperti rispondere, raccontarti la nostra storia dalla fine, ma lo sai che con te ho sempre e solo recitato la parte del codardo e del bugiardo, e non faccio altro che concentrarmi sui lividi lasciati dalle tue porte chiuse in faccia. –. I due si guardano di nuovo, ora in un silenzio infinito. Uno di quelli che vorresti durassero una vita intera, perché il male di non trovare le parole giuste affoga in quel nulla in cui i due corpi continuano imperterriti ad alitarsi in faccia e trasmettere lo scorrere del sangue, l’uno al tatto dell’altro. Greta gli piange uno “scusa” di platino sulle labbra e lo bacia. Flean trattiene l’ultimo briciolo di vita per sussurrarle ancora: - Sono io che ti chiedo il perdono. Sono un codardo perché non ho mai avuto il coraggio di farmi conoscere per quello che sono, e trovo che affermare questo sia la cosa più coraggiosa che io abbia mai potuto fare nella vita. Sono un bugiardo perché non ti ho mai lasciato per colpa tua, ma solo a causa della mia testa di cazzo. Ho passato le ultime due settimane a uccidermi in una lotta fra coscienza e istinto, ho cercato di convincere me stesso di poter scegliere chi essere nella vita, una volta per tutte, e non sono riuscito a fare altro che ottenere la conferma di quanto tutto sia invece ineluttabilmente impossibile. Poi sei arrivata tu e la cosa che ho capito nell’istante successivo è che era esattamente me stesso che avrei dovuto essere, e soprattutto che avrei voluto spendere il resto della mia vita solo con te, nel bel mezzo delle nostre conversazione, in un letto appena svegli dopo una notte passata a far l’amore. -, Greta gli sorride, - Questa è la bella notizia. Quella brutta invece è che non so come fare a realizzarlo perché sento di lasciare questo mondo per sempre. Sto per perdermi là fuori, da solo. E’ un mondo enorme che mi aspetta ed è pieno di gente che non fa altro che non saper cogliere l’attimo… Perché costretti a viverlo lungo un eternità. Hai un profumo fantastico, di casa… E che… Che spero tanto mi accompagni per sempre… -

(...una fine mai scrittta)

Hand in Hand

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 5:00 pm

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Cosa amo di me? Non lo so, ma so cosa non odio: le mie mani, per esempio. Perché non amore? Perché sarebbe piuttosto morboso, e non vado d'accordo con la morbosità. So quanto non potrei mai farne a meno e anche se ci pasticcio tanto, da sembrare che non lo dia poi così tanto a vedere, sono forse la cosa a cui tengo più nel mondo. Sarà per questo, poi, che loro odiano me. Come i figli coi propri genitori. Ma forse odiano soltanto i troppi caffè con cui rischiano sempre e malvolentieri di scottarsi, odiano l’odore acre delle sigarette e il graffiarsi sulle ruote zigrinate degli accendini. Odiano sudare su di un cambio, ma amano quando le faccio fendere nell’aria, odiano soffocare nei capelli, ma amano sistemarli e odiano incontrare il mio viso perché lo fanno soprattutto quando piango, ma amano reggerlo davanti ad un obiettivo perché pensano di sostenere il sorriso del mondo. Odiano potersi incontrare sempre più raramente con le altre mani, quelle degli altri e odiano non essere amate perché troppo normali. Amano saltellare sulla tastiera, veloci, sicure. Si divertono e sono orgogliose di se stesse, come fossero le mani di una famosa pianista. Amano spingere, toccare, cliccare. Amano puntare verso il cielo, involontariamente, a pochi passi dal naso, quando parlo. Amano sempre meno puntare verso gli altri, ma si rendono conto che a volte è proprio necessario. Le mie mani sono piene di desideri e convinzioni: dovresti vederle quando stringono i libri, dovresti vedere come li accarezzano; chissà cosa ci troveranno mai in tutta quella carta. Le mie mani sono scolpite dalla penna, perché hanno imparato a esserne un tutt’uno: cercano ogni giorno di dirmi che sono mani da scrittrice e io questo non riesco proprio a odiarlo.

I just don't know what to do

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 1:34 am

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Non crederete mica mi faccia problemi ad ammettere quanto sono stronzo? Se è così vi avverto: avete sbagliato tutto sul mio conto. Ovviamente quando metto in contatto il sopracitato aggettivo e la mia persona, mi riferisco ad una in particolare delle tre grandi categorie di stronzi che popolano il nostro pianeta (non escludo poi che ognuna di queste presenti varianti o combinazioni plausibili e soprattutto infinite, ma tenderei a non complicare troppo le cose). A conti fatti noterete anche voi che si risale sempre e comunque a quei tre grandi gruppi:

1. Chi stronzo lo è (che va per la maggiore);
2. Chi lo stronzo lo fa perché per necessità;
3. Chi lo stronzo lo fa per piacere.

Volete che passi agli esempi pratici? Vediamo...

Convenite con me che nella prima categoria possiamo infilarci senza ombra di dubbio almeno l'80% della classe dirigente e/o quella arrancante nelle retrovie della politica italiana? Ovviamente tra quelli, come prima precisato, ci sono gli stronzi viziati dallo stipendio vomitevolmente troppo esoso, gli stronzi che non si rendono ancora conto che il mogano delle aule parlamentari dovrebbero sostituirlo con quello delle loro bare, gli stronzi che vivono, pensano e governano ogni giorno sempre e solo assecondando la loro patetica mente criminosa... Insomma, e così via.

Passiamo a chi lo fa per necessità? Vediamo...

Il Papa per esempio. E' tutta una farsa, cosa pensate? Secondo voi quel vecchiaccio se le pensa davvero la notte le cazzate che dice? Ma va... Lui è il classico stronzo per necessità, variante: lo richiede il suo ruolo. Lui deve apparire stronzo al mondo laico per tenersi strette le sue pecorelle smarrite e poi tramare in "santa pace" quanto e quando se le inculerebbe volentieri senza preservativo. Non ci avevate mai pensato?

Ma vieniamo alla categoria migliore, nonché quella di cui faccio parte. Gli stronzi per piacere, che poi si suddividono a loro volta con quelli che lo fanno per piacere agli altri o quelli che lo fanno per piacere personale e quest'ultimi ancora per il piacere personale che provano nell'offendere gli altri o il piacere personale nel sentirsi a loro modo diversi dagli altri.

Un'identikit preciso del mondo di cui faccio parte non ve lo do, tanto lo si sa già. Quello che mi premeva trasmettere con questo sproloquio era il dare addito alla gente che in fondo pensa agli stronzi come i deboli della società, gli impediti, gli inetti, i vinti... Dare addito a questa gente di confermare ancora una volta le proprie teorie. Perché hanno la ragione dalla loro: io, in quanto stronzo, sono un vinto. Sono un parassita della società, ma c'è una cosa che sfugge a tutta questa brava gente: non capire che alla fine a spuntarla non sono mai loro...

Elvis

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 1:20 pm

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Lazio: sorti Pdl. Legittimo impedimento. Terremoto, maremoto, tsunami, sukami? Georg Ratzinger: “ragazzi picchiati, a volte anche da me”. -21 gradi in Piemonte. Peres, Biden. Coppia a distanza. La “cricca” resta in carcere. In Iraq: “per me le etnie non contano”. Le frequenze del basso vibrano all’altezza dell’uccello. Non ho parole. Ci guardano, non ho parole. Fermo, fisso, immobile, stabile, saldo, statico, in equilibrio costante e inalterato. E’ una scossa d’adrenalina che ti tiene fermo, fisso, immobile, stabile, saldo, statico, in equilibrio costante e inalterato. Cazzo lungo, cazzo corto. Gonzo, romantico o da soffocare. Sveglia alle 7:01, splash nell’acqua alle 7:05, nudo davanti allo specchio alle 7:07. Cazzo lungo, cazzo corto. Gonzo, romantico o da soffocare. Colazione da Tiffany, solo perché lo prende anche in culo. Lazio. Piemonte. L e g i t t i m o i m p e d i m e n t o. Picchio i ragazzi, sevizio i ragazzi: Tiffany, portami la colazione e abbassati i pantaloni. Non ho parole. Peres fa il bidè, dopo che avrebbe potuto cagare una frase che suona più o meno così: “per me le etnie non contano”. Siete tutti da affogare nel gas fermi, fissi, immobili, stabili, saldi, statici, in equilibrio costante e inalterato - apri gli occhi - e poi mandarvi a fuoco. Apri quei maledetti occhietti del cazzo lungo, cazzo corto. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere. Noi restiamo in carcere.

My love is bold

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:56 pm

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Oggi mi va di assecondare il trend del cazzo di moda tra i blogger, quelli più e meno seguiti del mondo: vomitare in faccia a chi legge un curriculum vitae sul mio privato. Ci si sente in bisogno di rompere i coglioni e fottere qualche riga di più allo spazietto che ogni provider ci dedica sotto il nickname. Per quanto mi stia sul cazzo questo lato di me, ho deciso di non poterne fare a meno. Sono curioso di vedere come mi presento nero su bianco, ma soprattutto di tradire le aspettative di chi ha sempre creduto di conoscermi o più semplicemente chi vorrebbe farlo.

Parto dal presupposto che chi sono oggi, difficilmente sarò domani e questo basato sul fatto che chi sono oggi, non sono mai stato. Bella presenza (compresi i difetti fisionomici, per esempio il profilo del viso imperfetto), ottimo amatore e logorroico quanto basta. Mi destreggio fa massime da saggio, alle quali ovviamente non credo fino in fondo, ma che suonano comunque bene. Parlo agli altri in un linguaggio indecifrabile e mi atteggio come se fosse normale capirmi: mi piace la faccia da cazzo che fanno quando invece non assimilano e si sentono a disagio nel farmelo notare, mi piace quando danno libere interpretazioni su quello che dico e godo nel poter chiedere “mi stai mettendo in bocca parole che non ho detto?”. Ero un ragazzo in perenne cerca di figa, ora sono innamorato di tutte le donne almeno quanto ne amo una sola. Sogno una collezione di ragazze che superi quella dei Beatles, Ac/Dc e Bob Dylan (le più complete della mia credenza). Un sogno, nemmeno uno di quelli che voglio che si avverino a breve. In fondo mi sta bene anche così. Sono, sono decisamente, sono ineluttabilmente attratto dalla vita. Sono volgarmente attratto dalla mia vita, e mi piace parlarne in modo volgare. Sono volgare, scurrile e in crociata permanente contro la fede, il credo, dio e tutte quelle puttanate lì. In primis, perché per tanta, troppa, gente è un offesa così facile! Secondo, perché non ci credo veramente e qualora un dio esistesse davvero, mi adopererò tutta la vita a fargli girare talmente tanto i coglioni da dimenticarsi di me.

Sono una contraddizione che cammina su tre gambe, la sinistra, la destra e il mio cazzo. Un giorno la pensò così e non mi vergogno di sputtanare tutta la teoria in quello dopo. Chi fa le paternali sulla coerenza, lo considero un perdente. Non oso immaginare la mia vita rinchiusa entro mura concettuali alzate da me stesso, e con le regole della società civile ci vado ancora meno d’accordo. Mi piacciono le auto belle, nuove e scattanti. Non sputo sui soldi, non trovo sbagliato vantarsene quando si hanno: l’unica cosa che non si deve mai fare è cercare di offrirmi la cena, se proprio devi sempre e solo da bere. Non ho paura di averne pochi di soldi, e non mi sono mai sbattuto più di tanto per averne tanti. Penso di avere ancora tanto tempo davanti per far chiarezza su questo punto. Ancora per un po’ guadagnerò più del 50% dei miei coatenei, domani chissà: il concetto è “non me ne frega un cazzo”. So scrivere a istinto e faccio continui errori grammaticali e/o stilistici, sono uno di quelli che salva senza rileggere e si accorge, a volte troppo tardi, che avrebbe potuto fare meglio. E’ così che mi piace, così come la maggior parte delle scelte fatte nella vita ultimamente. So di stare sul cazzo a tanta gente, lo faccio a posta e se fosse il contrario ci rimarrei male, ma so anche di essere amato da tanta gente e a loro, solo a chi mi ama, mostro anche la parte migliore di me che è… beh, amami e ne riparliamo.

Fuck you

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:37 pm

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Scrivere me lo sono propinato come stile di vita, saper scrivere invece è un dono - il mio pedestre. Pensare a cosa scrivere è forza di volontà, trovare un tema su cui scrivere è...

F U C K

...oggi non so proprio risponderti, di sicuro so cosa non è: facile. Non scrivere, anche in giorni come oggi è un imperativo da dimenticare.

porcodiolamadonnaincolonnaetuttisantichefanlafilaperincularsela. Preghiera fatta, ora dammi la forza Ken, dammi la forza per mandarti a fanculo schriftlich e decentemente.

"Oh, and it'd be nice if I could fellate myself while farting the White album, but I haven't quite mastered that yet."

Flean wears the Boxing Gloves

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 5:06 pm

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Judith

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 5:28 pm

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Cristo ha oltrepassato il confine di Eboli.
Cristo ha smesso coi miracoli.
Cristo ha vomitato il pane, perché ubriaco di vino.
Cristo è morto e non è più risorto, dopo tre giorni l’ho consegnato alla terra.


Al funerale, sua madre, non smise un momento di recitare quelle parole. Voleva che quella litania cancellasse le preghiere di tutta quella gente (...) Non ne voleva sapere di me e aveva tutte le ragioni per non farlo.

La veritá che ricordavo

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 11:48 pm

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Variante stimolante.

Incipit?

Buondì. Perdonami, ma ho una cosa da premettere e cercherò di farlo in breve. Devi sapere che cominciare a leggere questa roba risulterà alla fine essere stato solo un grosso errore o una fottuta perdita di tempo, mettila come vuoi il senso é quello. Sono sicuro che nei miei personaggi non ti ci ritroverai e che la storia non ti lascerà quelle belle sensazioni che sanno dare le parole di chi sa scrivere: io non solo sono uno che non lo sa fare, ma anche uno di quegl’altri che non ha nessuna voglia di farlo.

Se è bastato questo a farti cominciare a chiedere perché continuare a leggere: allora ti porgo la mano e il benvenuto nel club. Come te, comincio sentendomi libero di fermarmi quando voglio, perché troppo stanco per esempio, e di lasciarti incomplete alcune parti o addirittura pagine bianche, altre senza senso compiuto. Tutto ciò che leggerai, sarà frutto di vita vissuta e di scelte fatte in quella vita. Se ci troverai dell’inverosimile, credimi, solo nel dieci per cento dei casi sarà elemento di una fantasia necessaria a renderti certe parole più commestibili. Il resto fa parte della fottuta vita di persone a me molto care, quindi se decidi di continuare, mentre leggi fammi un favore: non mancare di rispetto.

Capitolo Uno

Flean disse: - V FF NC L . Vuoi comprare una vocale?

Kapitel Zwei

John disse: - Sogno vesciche di dimensioni esuberanti che bramano ceramiche bianche e sporche.

The End...

...my friend,
it's just the truth I used to remember.

A boy named Sue

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 2:27 pm

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Un altro giorno qualunque. Me ne sto seduto al bancone di un bar. In mano un bicchiere del solito whiskey. Seduta a pochi sgabelli da me c'è una Lei che contempla un bicchiere di birra fresca. She's waiting, Pink lips and blue tattoos and I don’t know who she is, who she’s supposed to be, but as soon as I ask her why; she acts like a goddess. E il terzo ad entrare, trascinandosi un pacco di chili di troppo, e a chiedere da bere, un'altra birra, è uno con la faccia da Redneck e dall’aria serena.
Sta pensando a qualcosa da dire, a come dirlo, e prima di girarsi verso la ragazza, svuota il bicchiere. Lei lo anticipa rivolgendogli per prima la parola.
- Finalmente hai riportato la mia roba. – Accompagna il verbo con un lieve cenno della testa, distogliendo l'attenzione dalla birra e concentrandosi sulle mensole cariche di alcool.
Una smorfia infastidita: – Tz. - Piani sballati ancora una volta, ha parlato prima lei.

TafelMuzak alla radio vomita ricette culinarie e buona musica con cui accompagnarne l’esecuzione. Berlino è fredda. Firenze è fredda. A Torino c’è il tramonto, a tre riprese. Qualcuno vaneggia sulla Paramount e le varianti di Lüneburg and before it gets too frantic, es ist schön zu Spät.

Dopo aver cancellato la smorfia dalla faccia: - Credo ci sia tutto. - afferma in un italiano dal forte accento anglotexano. - Io devo andarmene adesso, non vorrei perdere l'ultimo bus –.
Segue qualche minuto di silenzio, dopodiché tira fuori il portafoglio e chiede quant’è il suo conto e quello della ragazza.
- Tutto qui? Te ne devi andare, - chiede lei indignata. - Nient’altro da aggiungere?
- Non vorrai mica che ricominci con le battute?
La ragazza si gira, facendo per andarsene, e spostando il braccio urta accidentalmente il mio bicchiere, questo si rovescia sul bancone. Mi fa capire con un'occhiata che non può fermarsi a chiedere scusa e fa il possibile per nascondere l'espressione del suo viso al Redneck. Cerca nei miei occhi un segno, un "non importa", ma non è nel mio stile quindi smetto semplicemente di fare caso a lei chiamando il barman. Fa per andarsene di nuovo, ma dopo un passo si ferma.

I nervi crollano: - Che vuoi anche tu? E’ stato un incidente, non hai visto? – si rivolge con un tono di voce a metà fra il prepotente e il rassegnato. Il locale è scuro ma giuro di averle intravisto gli occhi lucidi.
- Lo so. - rispondo io con calma.
- Senti, ho solo qualche spicciolo in tasca. Quanto costa il whiskey?
- Perché?
- Perché? - fa ridendo incredula e portandosi le mani ai fianchi. - Ma come perché? Senti, non sono in vena di giochetti... - si fruga nelle tasche, - Perché voglio ripagartelo. Sapresti darmi un altro motivo logico? – tira fuori qualche centesimo dalle tasche.

Il redneck si avvicina a noi due piazzandosi dietro di lei. Le poggia le mani sulle spalle. La ragazza se le scrolla di dosso e si gira a fronteggiarlo. Lui le fa di calmarsi con le mani e guarda me quando comincia a parlarle: - Qualche problema? Chi è questo? T’importuna? – chiede, sempre con quell’accento. Fa ridere, è lo stesso tono di voce che ho imparato ad odiare guardando i western di John Wayne e che ho poi rivalutato con Clint Eastwood.
Lei è scioccata. Urla, fuori di sé: – Tu! Ma tu che cazzo vuoi ancora? Non te ne dovevi andare? E allora vattene!
Il redneck è impassibile, rimane lì con la sua faccia schiantata su di me. Io chiedo un altro whiskey e il barista me lo versa osservando la scena e scuotendo la testa: - Gringos - sussurra.
La scena naviga in mezzo ad un mare di elettronica mixata bene e quando tutti meno ce l'aspettiamo: TafelMuzak sgancia un blues dai contro-coglioni. Su quelle note she turns into a goddess.

Gli serrà la mascella con la mano e rivolge la sua faccia verso di sé: - Adesso esci, aspettami fuori e comincia a sanguinare. Io ti raggiungo subito, stronzo.

Regular John (Part Two)

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 3:39 pm

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J: Prendi M ad esempio: lui sostiene che la fortuna di un uomo sia proporzionata alle dimensioni del suo uccello. Tu, ci credi? M è uno a cui le cose vanno bene anche quando non vorrebbe e se gli chiedi - ma quanta fortuna hai? - il coglione risponde - una, ma lunga ventitré centimetri -, se ne vanta lo stronzo.

Poco tempo fa ho cominciato ad uscirci insieme e ho potuto constatare che lungo è lungo, si. Mi ha fatto anche un gran male. Non sono ventitré centimetri, ma adesso che posso fare il confronto di sicuro più del tuo.

Mi passi la saponetta?

Dicevo, è lungo ma decisamente brutto: sembra sporco e storto. Ci credi che non sono mai riuscito a fargli un pompino? Q, mi ascolti?

Capisci che non può essere questa l'unità di misura per la fortuna di un uomo. Mi sono rotto di questo destino gay che coglie ogni volta un'occasione buona per incularti, io le mie notti di sesso me le voglio scegliere da solo! Non è onestà, è egoismo. Se lo hai lungo sei fortunato, ma se lo hai lungo e brutto dovresti come minimo non avere più fortuna di uno che ce l’ha normale e bello!

Prendi il tuo, ad esempio: vedi, è proprio bello. Ok, non sarai Rocco ma chi ha detto che le dimensioni contano? Quanto saranno? Venti centimetri? Vedi, il tuo è proprio bello, è distinto. Guarda che portamento! Se potesse parlare, scommetto tirerebbe fuori un accento da Lord inglese.

Dovrebbero cambiare i parametri di questa proporzione del cazzo! Non più lungo uguale più fortunato ma che quelli col cazzo bello ne abbiano di più di quelli che lo hanno lungo! Tu, da eterosessuale, che parere mi dai?

Q:
...

J:
Mh, scusa? Non ho sentito. Ah, mi passi lo shampoo? Allora, cosa ne pensi? Dai, voglio sentire la tua opinione!


Q:
...
Mi ricordi di non venire più in palestra con te? Ne, tantomeno, sotto la doccia?

Treat Me Like Your Mother (Rough)

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 11:33 am

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Osserva. Rough è il giorno prima di morire, due prima di rinascere. This is the single greatest day this life has ever seen - a pure expression of the pre-eminence of the individual and their will over all. Come va? Come sono i colori nella vita vera? Quali suoni? How loud? Sicher, echt, erledigt?

Al posto del pulsante rosso REC, un grilletto grigio e freddo. 12 Gauge d’obiettivo. Il display un mirino. Il soggetto è preda, le immagini falciate dal Grim Reaper. Le prime cose a cui soccombiamo: le grida, erase and undo. Un altro giorno senza inizio, o senza la volontà d’iniziarlo? Che taglia porti? Ti piace? Inginocchiati. Supplicami. Si, con quel broncio. Le labbra così. Pout your bottom lip, while cracking the whip. You know what we want, it’s candy to cum to. So di essere malato e so di non voler oppormi resistenza.

E’ facile lasciarsi violentare con la scusa di una canna di fucile puntata alla fronte. E’ facile lasciarsi comandare. E’ facile immaginarsi questa scena anche solo davanti al tuo capo ufficio, con un’arma che è uno stipendio di cui credi di non potere fare a meno. E’ facile far finta di non riuscire ad usare le palle per reagire. Nell’ignoranza non ti accorgi di quanto ancora più facile sia un pugno dato con rabbia dritto al volto. Sul naso, fino al crack. Play straight, try to manipulate.

Regular John

Posted by ...Mr. Coo? | Posted in | Posted on 7:11 pm

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J: Posso chiedertela una cosa sulla guerra?
Quella fatta di bombe e corpi martoriati.
Quella di chi ti fa credere che dalla loro parte stia sempre il bene, e che si combatte per la pace.
Quella di chi attacca, per il bene, e quella di chi si difende, per il proprio bene.
...
Ho una domanda che mi gira in testa da un po'.
Ti dispiace?

Q: ...
J: Cos'é il male?
Q: ...
J: Se il bene è solo un pretesto per ammazzare. Dimmi, allora, cos'è il male? La nostra SALVEZZA!?
Q: Tu, la guerra, non farla.